09/2014 - Defibrillatori a Milano - Unimas Antincendi Torino

09/2014 - Defibrillatori a Milano

04 Settembre 2014

Defibrillatori automatici, a milano ne servirebbero 200 (e a roma 400)

IL CONGRESSO DELLA SOCIETÀ EUROPEA DI CARDIOLOGIA

BARCELLONA - Quanti defibrillatori automatici salvacuore servirebbero a Milano o a Roma? Per ora, grazie a un metodo di calcolo messo a punto da ricercatori francesi, sappiamo che a Parigi (esclusa la grande periferia) ne servono 350, dislocati in luoghi pubblici cruciali. Dalle piazze agli stadi, dalle stazioni della metropolitana agli uffici postali, dalle palestre ai parchi di divertimento e pubblici. Collocati in bacheche dal vetro frangibile in caso di emergenza, con istruzioni ben precise per il loro semplicissimo uso, “intelligenti” a tal punto da entrare in azione solo in caso di arresto cardiaco. E non a vanvera. Le bacheche dovrebbero essere collegate a centraline operative che fanno partire subito ambulanze di pronto soccorso cardiologico. In caso di infarto il tempo è oro. È stato calcolato che questi defibrillatori da soli azzerano la mortalità da infarto fuori dell’ospedale, che di norma è di oltre il 90 per cento se i tempi di soccorso sono quelli medi di una grande metropoli. O limitano quei danni invalidanti conseguenti a una lunga, seppur momentanea, asfissia del cervello per mancanza di sangue ossigenato che il cuore fermo non pompa più.

A Milano ne servirebbero 200

A Barcellona, al congresso della Società europea di cardiologia (Esc), i calcoli matematici che hanno portato a indicare i punti cruciali dove collocare i 350 defibrillatori nel centro di Parigi sono stati illustrati da Benjamin Dahan e colleghi della Paris Descartes University. Secondo le simulazioni condotte dai ricercatori, e considerando che la capitale francese - hinterland escluso - conta circa 2,2 milioni di abitanti, in una città come Milano (1,3 milioni di abitanti) servirebbero circa 200 defibrillatori e in una come Roma (2,8 milioni) almeno 400. Forse qualcuno in più a causa della stressante area, per i cittadini, dove gravita il mondo politico. E a Milano forse una cinquantina in più sarebbero auspicabili in previsione di un 2015 Expo dipendente che potrebbe vedere diversi milioni di persone in più aggirarsi per il capoluogo lombardo.

I luoghi pubblici più a rischio

«Gli arresti cardiaci extraospedalieri sono uno dei principali problemi di salute pubblica, con un’incidenza annuale di 50-100 casi ogni 100 mila abitanti in Europa e Nord America - spiega Dahan -. Poiché all’origine della maggior parte di questi eventi c’è una fibrillazione ventricolare, una defibrillazione precoce è l’unico modo per salvare la vittima. Ma per ogni minuto di ritardo le possibilità di farcela crollano del 10%. E nonostante alcuni recenti dati incoraggianti, le percentuali di sopravvivenza dopo un arresto cardiaco al di fuori dell’ospedale restano intorno al 7-8%». Secondo studi condotti in precedenza, invece, intervenendo subito con una scarica ad hoc il numero di “survivor” aumenta del 100%. Da qui la necessità di “disseminare” defibrillatori nei luoghi strategici di ogni città. Ma quanti? E dove? Gli studiosi francesi sono partiti dall’analisi sistematica di tutti gli arresti cardiaci extraospedalieri registrati a Parigi tra il 2000 e il 2010. Hanno quindi simulato diversi scenari, per valutare quanto utile sarebbe stato poter disporre di un defibrillatore nelle vicinanze, a diverse distanze in un range compreso fra 200 metri e 2 chilometri. In un’altra simulazione hanno calcolato i vantaggi del posizionare un defibrillatore esterno in tutti i luoghi pubblici più “a rischio” della città, concludendo però che «il numero ottimale di dispositivi da collocare a Parigi è pari a circa 350». Inutile fare di più, perché «dislocandone altri il vantaggio aggiuntivo sarebbe irrisorio», assicura Dahan. E poiché si parla di apparecchi che «costano circa 1.000 euro l’uno», precisa lo scienziato, specie «nel clima economico attuale è fondamentale evitare di sprecare risorse».

Fonte: Corriere della Sera, 1 Settembre 2014